La storia della Locanda Ristorante Mezzosoldo-Trentino-Val Rendena

L'albergo Mezzosoldo inizia la sua storia nel 1897 quando Miradio Lorenzi, classe 1847, commerciante di formaggi, detto "mezzosoldo", apre con la moglie Romana un'osteria a Mortaso.

CENT'ANNI DI TRADIZIONE - ALBERGO RISTORANTE MEZZOSOLDO

Anno XI - n° 2 - Dicembre 1997

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L'albergo Mezzosoldo inizia la sua storia nel 1897 quando Miradio Lorenzi, classe 1847, commerciante di formaggi, detto "mezzosoldo", apre con la moglie Romana un'osteria a Mortaso.
Il soprannome con cui era conosciuto, non solo nelle nostre valli, ma anche nel veronese dove spesso si recava con il suo carro per le sue transazioni d'affari e per i suoi commerci, era dovuto alla sua abilità di aggiudicarsi alle aste le partite di generi alimentari aggiungendo "mezzo soldo" all'ultima offerta.
A Miradio succede Angelo Lorenzi nato nel 1877 che, con il fratello Attilio, saranno gli unici di questa generazione della famiglia a rimanere nella natia Rendena. Gilio, Lindo e Giuseppe, gli altri fratelli, si uniranno invece alla schiera degli emigranti che dalle valli trentine raggiunsero l'America in cerca di fortuna, una sorta di terra promessa dove iniziare una nuova esistenza.

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Ma ritorniamo ad Angelo che, durante la Prima Guerra, prestò servizio nell'esercito austriaco in qualità di militärbäcker. E' proprio qui, infatti, che apprende l'arte della panetteria che diverrà in un certo qual modo la seconda tradizione di famiglia.
Rientrato in Valle dopo la sua esperienza bellica, Angelo, in seguito coadiuvato dal tre figli Miradio, Alessandro e Ettore, aprirà tre panifici rispettivamente a Darè, a Spiazzo e a Pinzolo.

La storia del Ristorante Locanda Mezzo Soldo

18 agosto 1916, Kaiserjäger di stanza a Spiazzo. Affacciati i piccoli Aldo ed Ettore Lorenzi

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In parallelo, continuava l'attività dell'osteria familiare, di cui se ne occupavano soprattutto la moglie Ampelia e la figlia Gina. La locanda intanto, durante il periodo fra le due guerre, era chiamata "Belvedere", nome dovuto al vasto panorama che si poteva ammirare dalle sue finestre. Il Belvedere era soprattutto un posto di ristoro con poche camere ma con una ampia sala dove si poteva ballare al suono di un organetto a manovella.
Un immagine che è sicuramente ancora oggi ben viva nella memoria di molti anziani del paese.
Era quasi d'obbligo, per numerosi immigrati che tornavano al paese con il "postale" che aveva la fermata proprio avanti all'osteria, una sosta o un pranzo "dall'Ampelia". La sorella di Angelo, Dolfina, gestiva invece un albergo di sua proprietà a Campiglio, chiamato "Madonna". Fu solo negli anni dopo la seconda guerra mondiale che la struttura venne ampliata fino a prendere la fisionomia di un vero e proprio albergo che verrà chiamato con il soprannome della famiglia.
Insieme alla osteria "al Sole" e al bar "alle Alpi" era il terzo ritrovo di Mortaso, un bar sempre frequentato da incalliti giocatori di carte e dove generazioni diverse sì incontravano raccontandosi vicende più o meno fantasiose.
Altrettanto famoso era il campo da bocce, meta estiva di sfide e gare tra locali, oriundi e ospiti dell'albergo.
Ettore continuò in parallelo anche l'attività di panificatore con un forno situato nel seminterrato dell'albergo sino al 1966.

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L'attuale generazione Lorenzi é rappresentata da Rino, figlio di Ettore, da sua moglie Noris coadiuvati e dal figlio Gabriele. Sono stati loro a imprimere una svolta significativa alla tradizionale attività familiare trasformandolo in vero e proprio albergo e soprattutto in un rinomato ristorante. Le ricette trasmesse dai predecessori, insieme alle altre scaturite dalla passione per la ricerca delle tradizioni o dalle rielaborazioni con nuovi accostamenti di sapori e prodotti, hanno fatto del Mezzosoldo una meta gastronomica di rinomanza nazionale.
Anche il vecchio albergo, dalla sala ristorante alle camere, è stato percorso da un vento di rinnovamento, mobili antichi, in prevalenza reperiti in valle o da zone limitrofe, superbe stufe in ceramica, dipinti ed oggetti particolari arredano ora gli interni.
Una atmosfera di recupero delle tradizioni passate che ha come fine una grande attenzione per la qualità e per le regole antiche dell'ospitalità.
E così accanto ai piaceri del palato si aggiunge il piacere di immergersi nella stessa atmosfera di cent'anni fa.